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Aggiornato il: 30 settembre 2026
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La malattia del fegato grasso non alcolica (NAFLD) è una delle patologie epatiche più comuni nei Paesi industrializzati e negli ultimi anni è diventata sempre più oggetto di attenzione da parte degli esperti di salute. È causata da abitudini alimentari non salutari e da fattori legati allo stile di vita ed è oggigiorno un problema molto diffuso, sebbene spesso non sia riconosciuto.
➤ Circa il 30% della popolazione mondiale soffre di NAFLD, con tendenza in aumento: è la più diffusa malattia del fegato. Chi ne è affetto presenta un rischio maggiore di sviluppare in seguito patologie epatiche più gravi, come la cirrosi o il cancro al fegato.
Come suggerisce il nome, la NAFLD è una malattia del fegato non associata al consumo di alcol. Si verifica quando il grasso si accumula nelle cellule del fegato, con conseguente compromissione della funzionalità epatica.
Riguarda circa una persona su tre nel mondo: un’analisi di 92 studi con oltre 9 milioni di persone ha calcolato una frequenza del 30%, salita al 38% negli anni più recenti (Younossi et al., 2023).
Nel 2023 le grandi società scientifiche si sono accordate su nuovi termini, perché «non alcolica» dice soltanto quale non è la causa (Rinella et al., 2023). La NAFLD è diventata MASLD (metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease) e la NASH è diventata MASH. Si parla di MASLD quando il fegato è grasso, è presente almeno un fattore di rischio metabolico, come sovrappeso, glicemia alta, pressione alta o grassi del sangue sfavorevoli, e non c’è un consumo dannoso di alcol (EASL, EASD e EASO, 2024). Per questo nei referti medici si possono trovare entrambe le sigle.
Chi, oltre ad alimentazione e movimento, desidera sostenere il fegato anche con integratori alimentari trova nel Pacchetto Disintossicazione Organismo tre prodotti distinti: capsule di carciofo e cardo mariano, S-acetil-glutatione e spirulina biologica. La silimarina del cardo mariano è stata studiata nel fegato grasso in numerosi studi (maggiori dettagli più avanti).
Lo sviluppo della NAFLD può essere attribuito a vari fattori:
La steatosi epatica non alcolica spesso progredisce in modo graduale e in molti casi è asintomatica nelle fasi iniziali, per cui può svilupparsi senza alcun fastidio o disturbo riconoscibile. Ciò rende la diagnosi precoce una vera sfida. Con il progredire della malattia, tuttavia, si manifestano alcuni sintomi che fungono da campanello d’allarme. Questi includono:
In tale contesto, è importante sottolineare che la comparsa di uno o più di questi sintomi non è necessariamente indice di NAFLD, ma è sempre opportuno rivolgersi al medico qualora si abbiano dei sospetti.
Segnali d’allarme da far controllare subito da un medico: pelle o occhi gialli, una pancia che diventa sempre più gonfia per l’accumulo di liquido, vomito con sangue, feci nere, confusione o sonnolenza insolita. Questi segni indicano una malattia del fegato avanzata e non vanno trattati da soli.
Poiché il fegato grasso a lungo non dà disturbi, spesso viene scoperto per caso: con un’ecografia dell’addome o con valori del fegato alterati negli esami del sangue, come le transaminasi (ALT e AST). Le linee guida europee consigliano di cercarlo in modo mirato nelle persone con fattori di rischio metabolici, con valori del fegato alterati o con segni di steatosi all’ecografia, soprattutto in presenza di diabete di tipo 2 o di obesità con altri fattori di rischio (EASL, EASD e EASO, 2024).
Per capire se il fegato ha già sviluppato cicatrici (fibrosi), si procede a tappe: prima un punteggio calcolato da normali esami del sangue, il FIB-4, poi, se serve, un’elastografia, un esame simile all’ecografia che misura la rigidità del fegato. Questo è importante perché proprio la fibrosi avanzata indica il rischio di complicazioni epatiche future (EASL, EASD e EASO, 2024).
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) richiede un approccio mirato che tenga conto sia delle raccomandazioni sanitarie generali sia di un supporto naturale specifico. Al primo posto, secondo le linee guida europee, ci sono la perdita di peso, il cambiamento dell’alimentazione, l’attività fisica e la rinuncia all’alcol, insieme a una buona cura delle malattie associate, come il diabete di tipo 2 (EASL, EASD e EASO, 2024).
1. Alimentazione sana: una dieta equilibrata ricca di prodotti integrali, frutta fresca, verdura e proteine magre può ridurre l’accumulo di grasso nel fegato. Vanno evitati soprattutto i grassi saturi, i grassi trans e lo zucchero.Basandosi sui vari studi condotti in tale ambito, si raccomanda spesso una dieta a ridotto contenuto calorico, con particolare attenzione ai carboidrati e ai grassi. Attualmente si presta particolare attenzione alle diete a basso contenuto di carboidrati nonché alle diete mediterranee. Una meta-analisi di 26 studi con 3.037 partecipanti ha mostrato che sia la riduzione delle calorie sia la dieta mediterranea abbassano i valori del fegato; più le calorie erano ridotte, maggiore era il beneficio (Haigh et al., 2022). Anche un consumo moderato di caffè può aiutare a prevenire le malattie del fegato.2. Regolare esercizio fisico: anche un’attività fisica moderata, come una passeggiata quotidiana, può ridurre il rischio di fegato grasso e contribuire a rallentare la progressione della malattia.Una meta-analisi di 12 studi controllati ha mostrato che l’esercizio fisico regolare riduce il grasso nel fegato anche quando si perde poco o nessun peso, e già con un allenamento inferiore a quello di solito consigliato per dimagrire (Keating et al., 2012). I benefici dell’attività fisica risiedono nella riduzione dell’infiammazione e nel cambiamento del metabolismo dei grassi nel fegato.
3. Controllo del peso: il sovrappeso e l’obesità sono fattori importanti nello sviluppo della NAFLD. Una perdita di peso graduale e sostenuta può contribuire sia alla prevenzione che al trattamento della stessa.Gli studi hanno dimostrato che i cambiamenti dello stile di vita, come la dieta e l’attività fisica, possono migliorare la salute del fegato nei pazienti con NAFLD. La perdita di peso è particolarmente efficace. In uno studio con 293 persone con NASH che per un anno hanno cambiato stile di vita, più peso si perdeva, più il fegato migliorava. Con almeno il 5% di peso in meno l’infiammazione del fegato è scomparsa nel 58% dei casi. Con una perdita del 10% o più è scomparsa nel 90% dei casi e nel 45% sono regredite anche le cicatrici. Solo il 30% dei partecipanti, però, è riuscito a perdere almeno il 5% (Vilar-Gomez et al., 2015). Per questo piccoli passi duraturi sono più realistici di una dieta rigida.
4. Limitare il consumo di alcol: anche se l’alcol non è la causa della steatosi, affatica ulteriormente un fegato già grasso. Per questo le linee guida europee sconsigliano l’alcol alle persone con MASLD (EASL, EASD e EASO, 2024).
5. Controllare i farmaci: alcuni farmaci possono sovraccaricare il fegato. È essenziale discuterne l’utilizzo con un medico e sottoporsi a regolari visite di controllo.
6. Visite mediche regolari: è particolarmente importante che le persone ad alto rischio si sottopongano a regolari visite mediche ed esami del sangue per monitorare le condizioni del fegato.
Carciofo e cardo mariano esistono anche in un pacchetto insieme a S-acetil-glutatione e spirulina biologica, ciascuno come prodotto a sé. Come il fegato, insieme a reni e intestino, elimina ogni giorno le sostanze di scarto è spiegato nell’articolo detox quotidiano.
Chi ha una malattia del fegato fa bene a concordare prima gli integratori alimentari con un medico complementare o un naturopata, soprattutto se assume anche dei farmaci. Per prodotti a base di curcuma e di ashwagandha sono descritti rari casi isolati di irritazione del fegato, spesso con ingiallimento della pelle (Halegoua-DeMarzio et al., 2023; Björnsson et al., 2020). Se compaiono pelle od occhi gialli, urine scure o un forte prurito, è bene sospendere il prodotto e rivolgersi al medico.
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Di solito il fegato grasso si vede con un’ecografia dell’addome e con gli esami del sangue dei valori del fegato, come ALT e AST. Per capire se ci sono già cicatrici si usa un punteggio calcolato dagli esami del sangue, il FIB-4, e se serve un’elastografia, che misura la rigidità del fegato.
Sì, soprattutto nelle fasi iniziali. In uno studio di un anno, chi aveva perso almeno il 10% del peso ha visto scomparire l’infiammazione del fegato nel 90% dei casi, e in quasi la metà dei casi sono regredite anche le cicatrici.
Conviene limitare zucchero, bevande zuccherate, cibi da fast food e prodotti ricchi di grassi saturi e grassi trans. Anche l’alcol va evitato il più possibile. Utili invece prodotti integrali, frutta, verdura e proteine magre, come nella dieta mediterranea.
Meglio di no. Anche se la steatosi non è causata dall’alcol, l’alcol affatica ulteriormente il fegato, e per questo le linee guida europee lo sconsigliano alle persone con fegato grasso.
Nella forma con infiammazione (NASH, oggi MASH) il fegato può sviluppare cicatrici fino alla cirrosi o al cancro al fegato. Nelle persone con NAFLD, però, le malattie del cuore sono una causa di morte più frequente di quelle del fegato: per questo contano anche pressione, glicemia e grassi del sangue.
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